Mantenere i progressi fatti: la fine della terapia

In molti approcci terapeutici la fine del percorso viene vista come un qualcosa di significativo che deve essere gestito o per il quale bisogna lavorare in un determinato numero di incontri. Nella terapia centrata sulla soluzione, invece, non si dà particolare attenzione fine della terapia perché questo momento viene vissuto in modo quasi sempre informale.

Fine della terapia

In molti approcci terapeutici la fine del percorso viene vista come un qualcosa di significativo che deve essere gestito

Molto spesso è il paziente a dire che non vede più la necessità di proseguire le sedute se non nel caso in cui dovesse avere necessità di una seduta di revisione.

Fine della terapia, perché viene vissuta in modo diverso

Abbiamo visto che nell’approccio terapeutico centrato sulla soluzione, la fine del percorso non viene stabilita nel modo in cui viene stabilita in un qualsiasi altro approccio terapeutico.

Nella fattispecie, nella Terapia Breve centrata sulla Soluzione, non viene dato rilievo al momento della conclusione della terapia.

Diciamo che, in un certo senso, questo momento arriva in modo “naturale”, e che spesso è il paziente a rendersi conto di essere arrivato alla conclusione del percorso terapeutico.

Ma la differenza tra questo tipo di approccio e gli altri, sta soprattutto nel fatto che gli incontri di Terapia Breve sono, generalmente, meno di 4 per paziente. Tali incontri hanno luogo nel periodo di tempo di 10 settimane, quindi con intervalli relativamente lunghi tra un incontro e l’altro.

Anche per questo motivo la presenza del terapeuta risulta marginale nella vita del paziente, e lo sforzo che deve fare il terapeuta per mantenere questa posizione, mettere al centro il paziente e la sua vita, è notevole.

A tal proposito è esplicativa la considerazione spontanea di un paziente di Chris Iveson: “Sai Chris, quando fai delle buone domande tu scompari, è solo quando fai delle cattive domande che io ti vedo” (George et al. 199:35).

Anche Insoo Kim Berg ha fatto eco a questo tema: la marginalità del terapeuta nell’approccio centrato sulla soluzione, affermando che il terapeuta dovrebbe aspirare a “non lasciare impronte nella vita del paziente”.

L’invisibilità della figura del terapeuta

Ormai sembra essere abbastanza chiaro che nella Terapia Breve centrata sulla soluzione la figura del terapeuta è volutamente marginale. Questo tipo di approccio, infatti, valorizza l’“invisibilità” di tale figura, sostenendo che i progressi fatti vengano mantenuti meglio quando il paziente si prende il merito del risultato invece di darne tutto il merito al terapeuta come per esempio: “Non avrei potuto farlo senza di te” (Sundman 1997).

L’ideale è quindi limitarsi a fare domande dai margini della vita del paziente e riassumendo, a fine seduta, alcune cose che il paziente stesso ha detto.

In alcune circostanze, il terapeuta può concentrarsi in modo più diretto sulla conclusione del percorso di un paziente.

Nel caso di un paziente poco fiducioso di riuscire a mantenere i progressi fatti, il terapeuta può chiedere: “E in che punto della scala dovresti trovarti per sentirti pronti a terminare il nostro lavoro?”

Il più delle volte, quando la terapia si sta prolungando, si può chiedere al paziente: “Immaginiamo che stamattina tu ti sia svegliato con la consapevolezza che non c’era bisogno di vederci ancora. Da cosa hai capito che non erano necessarie altre sedute?”

Questa domanda serve a far definire il risultato e a ridefinire, qualora sia necessario, il lavoro e per riflettere su ciò che ancora deve essere realizzato affinché sia possibile una conclusione consensuale del percorso di terapia.

Può essere anche utile domandare a paziente: “In una scala da 0 a 10, dove lo 0 indica che non hai alcuna fiducia nelle tue capacità di mantenere i progressi che hai fatto e 10 significa che invece hai piena fiducia nelle tue capacità, dove ti collocheresti?”

(Puoi approfondire qui la tecnica dello Scaling questions qui)

Nel caso di un paziente poco fiducioso di riuscire a mantenere i progressi fatti, il terapeuta può chiedere: “E in che punto della scala dovresti trovarti per sentirti pronti a terminare il nostro lavoro?” e poi “Come ti renderai conto di aver raggiunto quel punto?”

Nel prossimo articolo approfondiremo meglio il discorso riguardo al paziente che non ha compiuto progressi.

Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Esperto di Terapie Brevi,
Terapia a Seduta Singola
e Ipnosi

 

Contattami




Psicologo/aPsicoterapeutaAltro


SINO


ACCETTO | Dichiaro di aver letto e di accettare la politica di privacy ai sensi dell'art. 13 del D.Lgs. 196/2003 ed esprimo il consenso al trattamento dei miei dati personali a fini promozionali e commerciali.

Bibliografia

Geprge, E., Iveson, C. and Rather, H. (1999) Problem to Solution: Brief Therapy with Individuals and Families (revised and expanded edition). London: Brief Therapy Press.
Sundman, P. (1997) Solution-focused ideas in social work. Journal of Family Therapy, 19: 159-172.

Leave a Reply